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      Metodi irrigui per il mais: qual è il più efficiente?

      Metodi irrigui per il mais: qual è il più efficiente?

      Con quasi 1 milione di ettari coltivati, il mais è la coltura foraggera più importante in Italia. I moderni ibridi, frutto di un lungo processo di selezione e miglioramento genetico, possono raggiungere rese elevate, ma hanno fabbisogni idrici molto alti.

      Secondo un recente studio Istat, l’irrigazione del mais in Italia consuma annualmente 2,4 miliardi di metri cubi d’acqua, circa il 21% del volume destinato all’agricoltura. Sono ancora diffusissimi metodi irrigui poco efficienti come lo scorrimento superficiale e l’infiltrazione laterale, utilizzati sul 30% delle superfici italiane e il 50% di quelle della Pianura Padana.

      La siccità invernale e primaverile del 2022 ha determinato numerose criticità nella gestione delle risorse idriche destinate all’agricoltura, che diventano sempre più limitate e preziose. L’assenza di precipitazioni, inferiori del 42% rispetto alla serie storica, ha causato un deficit di apporti idrici di 6 miliardi di metri cubi, con forti conseguenze sui livelli della falda freatica e sul ricarico dei corpi idrici superficiali. Alla luce di questi fenomeni, destinati ad aumentare a causa dei cambiamenti climatici, l’ottimizzazione delle risorse idriche diventa un tema di importanza cruciale. In questo articolo analizzeremo e compareremo i tre metodi irrigui utilizzati sul mais per valutarne i vantaggi agronomici e l’efficienza irrigua ed energetica.

       

      Scorrimento

      Il metodo di irrigazione a scorrimento, uno tra i più antichi, viene effettuato riversando l’acqua derivata da un canale adacquatore all’interno di un campo in leggera pendenza. Lo spagliamento dell’acqua crea un velo sottile che percorre tutta la sua superficie del suolo, portandolo a saturazione. Al termine dell’adacquamento, l’eventuale acqua in eccesso viene raccolta in un canale colatore. Se il canale adacquatore si trova in una posizione sopraelevata rispetto al piano campagna, l’irrigazione a scorrimento può essere effettuata utilizzando la sola forza di gravità con sistemi a paratoia. In caso contrario, il dislivello tra il pelo libero dell’acqua e il campo dovrà essere colmato utilizzando una pompa accoppiata a un trattore.

      Si tratta di un metodo semplice che non richiede particolari installazioni o macchinari, non necessita di acqua in pressione e, se eseguito a gravità, ha un costo energetico nullo. L’irrigazione a scorrimento ha però diversi svantaggi, primi tra tutti gli elevati volumi utilizzati e la bassa efficienza irrigua, che secondo la letteratura si aggira intorno al 40-50%.

      Un recente studio dell’Università degli Studi di Milano ha dimostrato che su suoli drenanti i valori di efficienza possono risultare anche più bassi, con valori di appena il 15-30%. Infatti, una volta raggiunta la completa saturazione del suolo, tutta l’acqua in eccesso viene persa per infiltrazione in falda (percolazione). Altri svantaggi dell’irrigazione a scorrimento sono l’erosione e la perdita di struttura del suolo (a causa del passaggio della massa d’acqua), la lisciviazione dei nutrienti (a causa dell’elevata percolazione) e le elevate oscillazioni di umidità del terreno, che prima degli interventi risulta molto ridotta e prossima allo stress idrico e in seguito agli interventi troppo elevata.

      Aspersione

      Con il metodo di irrigazione ad aspersione (o a pioggia), l’acqua viene distribuita al campo attraverso irrigatori e cade dall’alto sottoforma di gocce, simulando le precipitazioni naturali. Le macchine più utilizzate per colture di pieno campo come il mais sono i rotoloni (sistemi autoavvolgenti), i rainger e i pivot. L’aspersione necessita di condotte di acqua in pressione e prevede l’utilizzo di gruppi motore-pompa per il funzionamento dell’impianto, con costi energetici variabili a seconda del metodo utilizzato.

      Rispetto allo scorrimento, l’aspersione utilizza volumi d’acqua più ridotti, ha un’efficienza più elevata, di circa il 70-80%, e non richiede particolari sistemazioni del suolo. Necessita tuttavia di investimenti iniziali piuttosto elevati e su suoli con struttura labile può determinare fenomeni di erosione e perdita di struttura a causa dell’azione battente delle gocce. Inoltre è altamente influenzata dal vento, che può portare a notevoli perdite di efficienza a causa dell’evaporazione, oltre a disuniformità di distribuzione elevate.

       

      Irrigazione a goccia

      L’irrigazione a goccia è il metodo con efficienza irrigua più elevata, pari al 90-95% se si utilizza ala gocciolante in superficie e prossima al 100% in subirrigazione.

      Questa tecnica offre inoltre notevoli benefici agronomici per la coltivazione del mais. La bagnatura localizzata e le basse portate di esercizio permettono di mantenere l’umidità del suolo molto vicina alla capacità di campo, condizione ottimale per lo sviluppo vegetativo della pianta, e di evitare fenomeni di erosione e lisciviazione.

      L’assenza di stress idrico mantiene la pianta in ottimo stato di salute, aumentando la resistenza alle malattie fungine e garantendo la produzione di granella salubre e di qualità con un numero minore di trattamenti.

      Inoltre, tramite la fertirrigazione, è possibile fornire nutrienti in modo localizzato e dilazionato nel tempo, senza bisogno di entrare in campo, così da soddisfare al meglio i fabbisogni di azoto, fosforo e potassio in tutte le fasi fenologiche. L’insieme di queste condizioni permette di raggiungere rese molto elevate, con produzione di granella per ettaro fino a 18-20 ton/ha.

      L’irrigazione a goccia su mais può essere effettuata utilizzando ali gocciolanti monostagionali, che garantiscono un'elevata flessibilità delle rotazioni, la riduzione della diffusione dei patogeni presenti nel suolo e l’assenza di costi di stoccaggio. Il modello più adatto per questo tipo di applicazione è StreamlineTM X, ora disponibile anche in versione Regen (Scopri di più). In alternativa, è possibile utilizzare la tecnica della subirrigazione, che prevede l’interramento di ali pluristagionali a circa 40 cm di profondità. Gli impianti di subirrigazione sono molto longevi (15-20 anni) e si adattano molto bene a tecniche di agricoltura conservativa come le minime lavorazioni. Le ali gocciolanti per subirrigazione devono avere uno spessore elevato (>1 mm) e gocciolatori resistenti all’occlusione, come DripNetTM AS. La tecnologia Antisifone (AS) impedisce l’ingresso di particelle di suolo all’interno del gocciolatore, garantendone un perfetto funzionamento anno dopo anno.

      Impianto di filtrazione: a cosa serve e come lo devo scegliere?

      Impianto di filtrazione: a cosa serve e come lo devo scegliere?

      Per assicurare il corretto funzionamento di un impianto a goccia e la sua durata nel tempo, è fondamentale predisporre un sistema di filtrazione delle acque, in modo da impedire l’ingresso di particelle di sporco e proteggere le componenti più sensibili dell’impianto. In assenza di filtrazione potrebbero infatti verificarsi fenomeni di occlusione (ali gocciolanti e gocciolatori), usura (irrigatori) o malfunzionamento (valvole). La scelta della tipologia di filtri da utilizzare deve essere affrontata tenendo conto di due variabili fondamentali che verranno approfondite in questo articolo: la qualità dell’acqua e la tipologia di impianto.

       

      Qualità dell’acqua e fonte di approvvigionamento

      In agricoltura viene utilizzata a scopo irriguo acqua proveniente da svariate fonti, tra cui acque superficiali (canali, fiumi, laghi), acque di falda (pozzo) e acque di recupero (da trattamento dei reflui). A seconda della provenienza, l’acqua può contenere elevate concentrazioni di particelle e sostanze in sospensione, che se non filtrate vengono immesse negli impianti di irrigazione attraverso i sistemi di pompaggio. Le particelle in sospensione vengono indicate con il termine SST (Solidi Sospesi Totali) e sono categorizzate come sabbia, limo e argilla a seconda sella granulometria. I SST possono trovarsi in elevata concentrazione in acque superficiali in seguito a fenomeni piovosi intensi e in canali a flusso veloce con elevate turbolenze (limo e argilla), ma anche in acque da pozzo (sabbia). Oltre a particelle inorganiche, le acque possono contenere anche sostanza organica di origine vegetale (alghe o vegetazione ripariale) o animale (batteri, zooplancton). L’acqua può altresì contenere sostanze chimiche in soluzione che possono causare elevati problemi agli impianti a goccia, primi tra tutti il ferro e il manganese. Mentre le particelle inorganiche e organiche possono essere rimosse attraverso la filtrazione meccanica, le sostanze chimiche richiedono speciali trattamenti come l’ossidazione, la flocculazione e la sedimentazione. Per scegliere il filtro migliore per le singole esigenze è sempre consigliabile effettuare un’analisi dell’acqua, preferibilmente nel momento della stagione in cui è più contaminata, in modo da conoscere in modo approfondito le problematiche a cui si può andare incontro e come affrontarle.

       

      Tipologia di impianto

      La scelta dei filtri deve essere effettuata anche in base alla tipologia di impianto da proteggere, distinguendo tra aspersione e irrigazione a goccia. Rispetto ai gocciolatori, gli irrigatori utilizzati per l’aspersione hanno ugelli di dimensioni maggiori, e lavorano a pressioni più alte. Per questo motivo risultano in genere meno sensibili all’occlusione, richiedendo un grado di filtrazione inferiore. Tuttavia, sono molto più soggetti all’usura determinata dall’abrasione di particelle che passano ad alta velocità attraverso l’ugello. Per questo motivo è necessario prestare particolare attenzione alla filtrazione della sabbia, che potrebbe danneggiare molto rapidamente gli irrigatori. Le ali gocciolanti e i gocciolatori presentano invece passaggi dell’acqua meno ampi e risentono maggiormente del fenomeno dell’occlusione causata da accumulo e sedimentazione di particelle fini. Gli impianti a goccia richiedono pertanto una maggiore attenzione alla filtrazione di particelle fini e di sostanza organica.

       

      Tecnologie di filtrazione

      Sul mercato esistono diverse tipologie di filtri, che permettono di adattare il più possibile il sistema di filtrazione alla qualità dell’acqua e alle esigenze dell’impianto. Le tre categorie più diffuse sono le seguenti: filtri a rete, filtri a dischi e filtri a graniglia.

       

      - Filtri a rete: questi filtri presentano come elemento filtrante una rete cilindrica di acciaio inossidabile, con fori di dimensioni più o meno grandi a seconda della dimensione delle particelle che è necessario trattenere. L’elemento filtrante è contenuto all’interno di un corpo in plastica o in metallo. I filtri a rete effettuano una filtrazione di superficie, bloccando le particelle solamente trasversalmente al passaggio dell’acqua. Data la semplicità di costruzione, sono in genere più economici e richiedono poca manutenzione. Sono molto efficaci nel trattenere particelle inorganiche e organiche grossolane, ma per le particelle fini risultano meno efficaci dei filtri a dischi.

       

      - Filtri a dischi: l’elemento filtrante dei filtri a dischi è una serie di dischi in plastica impilati su un elemento di sostegno chiamato “spina”, tenuti in compressione da una molla in acciaio e contenuti in una calotta di plastica. I dischi presentano delle fini scanalature che permettono il passaggio dell’acqua trattenendo però le particelle solide. La sovrapposizione delle scanalature crea una struttura tridimensionale che ostacola il passaggio di particelle lungo tutta la larghezza del disco, effettuando una filtrazione di profondità. Per questo motivo risultano generalmente più efficaci dei filtri a rete, soprattutto nella rimozione di microparticelle. I filtri a dischi, realizzati principalmente in plastica, non sono soggetti a corrosione e gli interventi di pulizia e manutenzione dei dischi risultano molto semplici.  

       

      - Filtri a graniglia: i filtri a graniglia cono costituiti da serbatoi in metallo contenenti sabbia o graniglia quarzifera con diametro delle particelle generalmente di 1-2 mm. Passando attraverso questo materiale, l’acqua perde velocità, e le particelle di sporco vengono trattenute all’interno della graniglia. Trattandosi di una filtrazione di profondità su volumi elevati, la filtrazione a graniglia è molto efficace per qualsiasi tipologia di acqua. La manutenzione di questi filtri è molto semplice, con la sostituzione della graniglia ogni circa due anni. Quando si utilizza questa tipologia di filtri, è sempre consigliabile predisporre un filtro a dischi o a rete manuale di sicurezza a valle, in modo da catturare eventuali particelle di graniglia rilasciate in caso di rotture interne al filtro.

       

      - Idrocicloni: gli idrocicloni sono dei separatori di sabbia che è opportuno utilizzare in caso di concentrazioni di sabbia all’interno dell’acqua superiori alle 2 ppm. Data l’elevata dimensione e capacità abrasiva delle particelle di sabbia, infatti, queste potrebbero danneggiare i filtri convenzionali in breve tempo, oltre ad aumentarne notevolmente la frequenza di pulizia. All’interno degli idrocicloni il flusso d’acqua assume un moto centrifugo ad alta velocità. Questo vortice causa la precipitazione della sabbia sul fondo dell’idrociclone, mentre l’acqua fuoriesce dalla parte superiore. La sabbia viene raccolta in un serbatoio sottostante che deve essere svuotato ad intervalli regolari. Gli idrocicloni devono essere sempre installati a monte del sistema di filtrazione principale.

       

      Caratteristiche dei filtri

      Le caratteristiche tecniche distintive dei filtri sono il grado di filtrazione, il funzionamento automatico o manuale e la portata nominale.

      - Grado di filtrazione: questa caratteristica può essere misurata in micron o mesh. Il micron corrisponde a un millesimo di mm e indica la dimensione dei passaggi dell’acqua attraverso l’unità di filtrazione del filtro. Tutte le particelle di diametro maggiore a quello indicato dal grado di filtrazione in micron verranno quindi fermate dall’elemento filtrante. Il mesh indica invece il numero di maglie (filtri a rete) o fori (filtri a dischi) presenti all’interno di un pollice quadrato dell’unità filtrante. Di conseguenza, a valori in micron minori e valori in mesh maggiori corrisponde una capacità di filtrazione più elevata. Il grado di filtrazione standard che si utilizza in impianti a goccia è 130 micron, corrispondente a circa 120 mesh. Per alcuni gocciolatori e irrigatori molto performanti o ad alta portata, con acque di buona qualità, è sufficiente una filtrazione da 200 micron/80 mesh, ma in caso di qualità dell’acqua scarsa ed elevata presenza di microparticelle è consigliabile comunque adottare gradi di filtrazione maggiori.

      - Funzionamento manuale/automatico: i filtri possono avere due tipi di funzionamento: manuale e automatico. I filtri manuali necessitano di interventi regolari di controllo e pulizia dell’elemento filtrante, che devono essere effettuati smontando il corpo del filtro ad impianto spento. I filtri automatici presentano invece una centralina elettronica programmabile, che permette di eseguire in automatico il controlavaggio dei filtri. Il controlavaggio può essere programmato in periodi di tempo regolari o in base al differenziale di pressione. Nel secondo caso, dato che l’accumulo di sporco nell’elemento filtrante aumenta le perdite di carico, la pulizia avverrà in automatico quando il differenziale di pressione tra l’ingresso e l’uscita del filtro supererà una certa soglia.

      - Portata nominale: tutti i filtri hanno una portata massima oltre la quale non possono funzionare correttamente. Tenuto conto che con il peggiorare della qualità dell’acqua e con l’accumulo di particelle trattenute nel filtro questa portata diminuisce notevolmente, è buona pratica dimensionare i filtri con una portata superiore a quella dell’impianto di almeno il 50%. Ciò non si applica però agli idrocicloni, che hanno un’efficienza maggiore con portate più vicine alla portata nominale.

      Microaspersione: quali sono i vantaggi e i diversi tipi di impianto?

      Microaspersione: quali sono i vantaggi e i diversi tipi di impianto?

      L’incremento vertiginoso dei prezzi di materie prime, gasolio e fertilizzanti sta mettendo in crisi il settore agricolo, che deve far fronte a costi di produzione sempre più elevati.

      Dall’altro lato, le difficoltà di approvvigionamento alimentare hanno portato all’incremento dei prezzi di vendita dei prodotti agricoliCiò rappresenta un’importante opportunità per le aziende del settore, che con una corretta gestione dei propri investimenti possono avere uno strumento in più per ridurre l’impatto economico dei rincari.

       

      L’utilizzo efficiente di risorse come acqua, fertilizzanti ed energia, ormai indispensabile per mantenere la reddittività, può essere ottenuto grazie alle tecniche di agricoltura di precisione, tra cui gioca un ruolo molto importante l’irrigazione di precisione.

       Una delle soluzioni proposte da Netafim per l’irrigazione di precisione è la micro-aspersione, che oltre ai notevoli benefici agronomici, garantisce un’elevata riduzione dei costi energetici (grazie alle basse pressioni di esercizio), dei consumi idrici (grazie all’elevata efficienza irrigua), e dei costi di manodopera (grazie alla possibilità di automazione degli interventi), a fronte di un costo di impianto iniziale contenuto.

      Oltre a soddisfare il fabbisogno idrico, i sistemi di micro-aspersione possono essere utilizzati per diverse funzioni, tra cui la difesa antibrina, il raffrescamento e l’umidificazione in serra. In questo articolo approfondiremo tutte le funzioni, i vantaggi  e possibili applicazioni di questo tipo di impianti. 

      Irrigazione in pieno campo – erbacee e arboree

      L’irrigazione in pieno campo con impianti di aspersione può essere effettuata con due modalità: a bagnatura completa o localizzata.

      La bagnatura completa, utilizzabile sia colture erbacee che arboree (sovrachioma), prevede l’utilizzo di irrigatori a lunga gittata, in modo da minimizzare il numero di erogatori mantenendo comunque un’ottima uniformità di distribuzione su tutto il campo. La soluzione più indicata per questo tipo di utilizzo è MegaNetTM, un irrigatore dinamico a doppio getto con portata elevata, che grazie al suo design semplice e compatto garantisce un’ottima resistenza e durata nel tempo.

      La bagnatura localizzata, applicata su colture arboree per ridurre i consumi idrici e lo sviluppo di malerbe, si effettua posizionando irrigatori a media-corda gittata in prossimità degli alberi, in modo da distribuire acqua solamente sul filare. VibroNetTM SD, col suo innovativo sistema a vibrazione, permette la distribuzione di gocce fini e uniformi su tutto l’apparato radicale della pianta, evitando problemi di ristagno idrico e permettendone un corretto sviluppo delle radici sia in superficie che in profondità.

      Tunnel, serra e vivaio – irrigazione e climatizzazione

      Le colture protette hanno un’elevata potenzialità di generare reddito, ma richiedono una notevole attenzione per mantenere le condizioni ottimali allo sviluppo della coltura, sia per quanto riguarda l’umidità del suolo sia la temperatura e l’umidità relativa dell’aria.

      Un potenziale problema che può portare a significative perdite di produttività sono i danni da gocciolamento, che si verificano sui bancali posizionati direttamente al di sotto degli irrigatori e alla linea di distribuzione. Per affrontare questo problema, Netafim ha sviluppato gli irrigatori dinamici SpinNetTM, che con la loro struttura senza archetto distribuiscono l’acqua in modo omogeneo su tutta la superficie, evitando i fenomeni di eccesso idrico e ristagno.

      Una delle produzioni in vivaio che richiede maggiore attenzione è quella dei semenzali, in cui il metodo irriguo può incidere fortemente sulla percentuale di germinazione. In questo caso è fondamentale utilizzare irrigatori a gocce ultrafini, come ad esempio VibroNetTM, che offre un sistema a vibrazione ad altissima precisione, evitando allo stesso tempo i danni da gocciolamento.

      Infine, un aspetto di vitale importanza per le colture protette è il mantenimento delle corrette condizioni temperatura e umidità relativa. La climatizzazione può essere effettuata con successo attraverso i nebulizzatori a goccia ultrafine CoolNetTM, che svolgono una doppia funzione di umidificazione e raffrescamento, oltre a essere molto efficaci per lo sviluppo dell’apparato radicale di talee su bancali di radicazione.

      Difesa antibrina – protezione attiva contro le gelate

      Un'altra importante funzione degli impianti di micro-aspersione è la possibilità di effettuare la difesa antibrina attraverso l’irrigazione. I sistemi di irrigazione antibrina possono essere sottochioma o sovrachioma.

      L’irrigazione antibrina sottochioma risulta offre una difesa indiretta alla vegetazione, modificando il microclima nei pressi della coltura per mitigare lo shock termico. Risulta efficace con temperature fino a -3° C e può essere applicata tramite l’utilizzo di irrigatori a testa in giù, come ad esempio GyroNetTM UDK e SuperNetTM UDK.

      Quest’ultimo, grazie alla sua funzione autocompensante, si adatta bene anche a topografie complesse, garantendo l’erogazione della stessa portata uniformemente su tutto il campo.

      Per temperature inferiori ai -3° C, la difesa antibrina deve essere effettuata utilizzando sistemi sovrachioma. Questi sistemi garantiscono la protezione della coltura attraverso la creazione di uno strato di ghiaccio isolante che mantiene la temperatura degli organi vegetativi intorno agli 0° C.

      L’irrigazione antibrina sovrachioma può essere effettuata efficacemente utilizzando irrigatori a copertura completa (MegaNetTM), ma per temperature molto basse e gelate di lunga durata richiede elevati quantitativi d’acqua. Per questo motivo, Netafim ha sviluppato la tecnologia PulsarTM, che attraverso un sistema di irrigazione pulsata e localizzata, garantisce un’eccellente difesa antibrina con consumi idrici ed energetici molto ridotti.

      Ala gocciolante – Qual è il modello ideale per il mio impianto?

      come scegliere ala gocciolante per impianto irrigazione_netafim

      La scelta dell’ala gocciolante è uno dei passaggi più importanti nella progettazione di un impianto di irrigazione a goccia. I parametri che possono influire sulla decisione del prodotto da preferire sono molteplici: il tipo di coltura, il metodo irriguo (irrigazione superficiale o subirrigazione), il fabbisogno idrico della coltura, la durata desiderata dell’impianto di irrigazione, la dimensione e la topografia dei campi.

       

       

      Ala gocciolante: monostagionale o pluristagionale?

      Una delle caratteristiche distintive di un’ala gocciolante è la sua capacità di essere riutilizzata per più anni (pluristagionale) o per una sola stagione (monostagionale). Le ali pluristagionali hanno tendenzialmente uno spessore della parete maggiore (0,6-1,2 mm), sono più rigide e maggiormente resistenti da un punto di vista idraulico e meccanico. I gocciolatori sono autopulenti e rimangono perfettamente performanti per tutte le stagioni di funzionamento. Le ali gocciolanti pluristagionali si utilizzano su colture arboree, in serra, dove possono rimanere per tutta la durata dell’impianto, o su colture orticole in pieno campo, dove vengono recuperate a fine stagione e immagazzinate fino all’inizio della successiva. Le ali gocciolanti pluristagionali proposte da Netafim sono UniRam™, DripNet™ PC (vigneto/frutteto e subirrigazione) e Aries™ (orticole). UniRam™ e DripNet™ PC hanno gocciolatori autocompensanti, una caratteristica che verrà approfondita nel prossimo paragrafo. Le ali gocciolanti monostagionali vengono invece utilizzate su colture estensive annuali, come il mais e il pomodoro da industria. Lo spessore della parete è minore rispetto alle ali gocciolanti pluristagionali (0,15-0,35 mm), ma sufficiente per garantirne la completa affidabilità per una sola stagione irrigua, al termine della quale verranno smaltite. L’uso di ala gocciolante monostagionale si adatta bene a sistemi colturali che prevedono le rotazioni, rendendo più flessibile la gestione aziendale. I modelli proposti da Netafim sono Streamline™ X (ora anche in versione ReGen™) e Typhoon™+.

       

      Ala gocciolante: autocompensante o non autocompensante?

      I gocciolatori si dividono in due categorie: autocompensanti, che sono in grado di erogare una portata costante anche al variare della pressione nell’ala, e non autocompensanti, che erogano una portata variabile al cambiare della pressione.

      La capacità di autocompensazione delle portate è determinata dalla presenza di una membrana posizionata all’interno del gocciolatore che permette di modulare l’uscita dell’acqua dallo stesso. In questo modo l’apporto idrico viene distribuito uniformemente in tutti i punti del campo. Ciò è fondamentale su colture arboree (frutteti e vigneti) e colture in serra, dove l’omogeneità di prodotto e la sincronizzazione delle fasi fenologiche sono aspetti che influenzano significativamente la redditività, oltre ad essere importante in presenza di pendenze o topografie irregolari. Le ali gocciolanti autocompensanti Netafim sono UniRamTM e DripNetTM PC. I gocciolatori UniRamTM sono i più performanti del mercato e garantiscono un perfetto funzionamento anche con topografie e acque difficili. L’ampia area di filtrazione, unita alla larghezza dei passaggi d’acqua e il sistema di autopulizia azzerano il rischio di intasamento dei gocciolatori. I modelli DripNetTM PC presentano gocciolatori di dimensioni più ridotte, ma mantengono il sistema di autopulizia e hanno un ottimo rapporto qualità/prezzo.

      Le ali gocciolanti non autocompensanti sono più adatte a colture erbacee e in pieno campo, dove piccole variazioni di apporto idrico all’interno del campo non influenzano in modo significativo qualità e resa. Le ali non autocompensanti, se dimensionate correttamente (diametro, portata e passo gocciolatori), possono comunque garantire ottime prestazioni in termini di uniformità, con variazioni di portata inferiori al 10%. I gocciolatori non autocompensanti si trovano nei modelli StreamlineTM X (e ReGen), TyphoonTM+ e AriesTM.

       

      Ala gocciolante: diametro, portata e spaziatura dei gocciolatori?

      Le altre caratteristiche importanti che definiscono un’ala gocciolante sono il diametro, la portata e la spaziatura dei gocciolatori. Tutti questi parametri influenzano direttamente le perdite di carico, e devono essere quindi presi in considerazione quando vi è necessità di utilizzare le ali gocciolanti su grandi estensioni. Oltre una certa lunghezza dei filari, infatti, la parte terminale dell’ala avrà una pressione troppo bassa relativamente a quella iniziale, andando ad impattare sull’uniformità di distribuzione nel caso delle non autocompensanti, e rischiando di andare al di sotto del range di autocompensazione nel caso delle ali gocciolanti autocompensanti. In linea generale, diametri maggiori, portate ridotte e spaziature elevate tra i gocciolatori permetteranno di utilizzare tirate più lunghe grazie a inferiori perdite di carico. La portata e la spaziatura dei gocciolatori deve essere scelta anche in funzione della coltura e della tessitura del suolo, in modo soddisfare il fabbisogno idrico della pianta e garantire una bagnatura uniforme.

      Ala gocciolante: per la subirrigazione che prodotto devo utilizzare?

      La tecnica della subirrigazione prevede l’interramento delle ali gocciolanti ad una profondità che non va ad interferire con le normali lavorazioni del suolo (circa 40 cm). In questo modo l’apporto idrico viene fornito direttamente all’apparato radicale della pianta, ottenendo un’efficienza quasi del 100%. Un impianto di subirrigazione ha una durata molto elevata (15-20 anni), ed è necessario quindi utilizzare ali gocciolanti di elevato spessore (>1 mm), dotate di gocciolatori autocompensanti resistenti all’occlusione. I gocciolatori devono essere inoltre in grado di resistere all’ingresso di particelle di suolo e all’intrusione da parte delle radici, che possono occludere i fori di uscita dell’acqua, crescendo al loro interno. Per far fronte a queste problematiche, Netafim ha sviluppato gocciolatori specifici per la subirrigazione con due funzioni particolari: Antisifone (AS) e resistente all’intrusione radicale (XR). I gocciolatori AS, presenti sui modelli UniRamTM AS e DripNetTM PC AS contengono una barriera che previene l’aspirazione di particelle di suolo al termine del ciclo di irrigazione. In aggiunta a questa funzione, i gocciolatori XR (UniRamTM AS XR e DripNetTM PC AS XR), uniscono alla funzionalità antisifone anche quella di inibizione di crescita radicale, in quanto contenenti ossido di rame, un materiale naturale insolubile in acqua che previene lo sviluppo delle radici nell’immediato intorno del gocciolatore, eliminando pertanto il rischio di occlusione del gocciolatore.

      La sostenibilità parte dal campo

      La sostenibilità parte dal campo

      Per la produzione di colture di pieno campo e orticole, come ad esempio il mais e il pomodoro, la gestione dell’irrigazione è uno degli aspetti più critici ed essenziali, che può incidere in modo significativo sui risultati finali.

       

      Come dimostrato da numerosi report studi, la soluzione che garantisce maggiori risultati a livello di resa, qualità e redditività è l’irrigazione a goccia tramite ala gocciolante

      L’uso dell’irrigazione a goccia su mais permette di raggiungere importanti risultati produttivi, con incremento significativo della resa in granella per ettari, con picchi di 18 ton/ha, risparmio idrico del 35% rispetto all’aspersione e del 55% rispetto all’irrigazione per scorrimento. La bagnatura localizzata sul suolo riduce l’incidenza di malattie fungine e permette quindi di effettuare un numero minore di trattamenti ottenendo granella salubre e di qualità. 

      Questa tecnica garantisce un netto aumento di redditività anche sul pomodoro da industria, una coltura molto sensibile sia al ristagno idrico che alla carenza idrica, soprattutto in fasi delicate come il post-trapianto, la fioritura e la maturazione. L’irrigazione a goccia mantiene un equilibrio ottimale nel contenuto idrico del suolo, favorendo lo sviluppo dell’apparato radicale e la sua capacità di assorbire nutrienti. I risultati sono l’aumento di resa fino al 30%, un prodotto con superiore grado Brix e contenuto in licopene, e la ridotta incidenza di malattie fungine (peronospora) e fisiopatie (marciume apicale). 

      Un passo verso la sostenibilità 

      Streamline™ X è stato a lungo il nostro prodotto di punta per l’irrigazione di mais e pomodoro, ottenendo risultati importanti in tutta Italia. Per sviluppare il modello di economia circolare e il concetto di agricoltura sostenibile, Netafim ha deciso di adottare nuove soluzioni che permettano una produzione sempre più attenta all’ambiente, introducendo Streamline X ReGen, una versione innovativa e sostenibile dell’ala gocciolante leggera più resistente sul mercato. 

      Streamline X ReGen™ è l’unica ala gocciolante del mercato che include fino al 40% di polietilene rigenerato, un successo nato da un progetto decennale di recupero, selezione e riciclo di materiale plastico di alta qualità. Il processo di recupero e riciclo dei materiali riduce l’utilizzo di energia, l’inquinamento atmosferico e l’inquinamento idrico, garantendo sempre prestazioni eccellenti in campo e permettendo agli agricoltori di raccogliere di più, sfruttando meno risorse. 

       

      Da sempre affidabile, da oggi sostenibile 

      L’uso di polietilene rigenerato non compromette in alcun modo le caratteristiche tecniche dell’ala, che rimangono invariate rispetto alla versione standard Streamline™ X, sia in termini di prestazioni idrauliche che meccaniche. La caratteristica che contraddistingue questo prodotto è la presenza di strisce di rinforzo esterne e interne all’ala, che la rendono estremamente resistente ad abrasione, deformazione e strappi. Queste caratteristiche permettono all'ala gocciolante di non danneggiarsi durante le delicate fasi di posa e di recupero a fine stagione.

      Ciò garantisce tutti i vantaggi dell’utilizzo dell’ala monostagionale, tra cui la flessibilità delle rotazioni, la riduzione della diffusione dei patogeni presenti nel suolo e l’assenza di costi di stoccaggio, incidendo allo stesso tempo in modo ridotto sui costi di manodopera e i tempi di installazione.

      I tempi e i costi si riducono ulteriormente utilizzando Streamline X ReGen™ in combinazione alle condotte FlexNet™, le tubazioni flessibili più leggere del mercato che presentano raccordi preassemblati per un’installazione rapida e sempre precisa. I raccordi anello rapido a gomito o a T permettono di collegare velocemente in campo le ali gocciolanti alla condotta flessibile Flexnet™. 

       

      Un sistema efficace, ora anche intelligente 

      Per una semplice gestione automatizzata da remoto degli impianti di irrigazione su colture estensive è nata l’unità di controllo NetaFarm™ (disponibile in versione Eco e Pro), che con un semplice clic permette di gestire le valvole in campo, ovunque si trovino, e anche di effettuare il monitoraggio di tutti i parametri ambientali salienti, grazie a una sensoristica molto avanzata. La centralina è accessibile, infatti, tramite l’app per smartphone NetaFarm, che garantisce un’elevata intuitività di utilizzo anche nelle configurazioni più complesse. 

      Sia su mais che pomodoro, tutti i vantaggi dell’irrigazione di precisione vengono ulteriormente incrementati dalla possibilità di effettuare fertirrigazione, fornendo nutrienti in modo localizzato attraverso l’ala gocciolante lungo tutto l'arco della stagione irrigua. A tale scopo può essere utilizzata con grande efficacia la pompa dosatrice MixRite™, un sistema di iniezione a funzionamento idraulico (che non richiede quindi alimentazione elettrica) che permette un dosaggio proporzionale dei fertilizzanti e una miscelazione e distribuzione omogenea della soluzione nelle condotte.